La Storia di Villa Roberti

Villa Roberti è straordinaria testimonianza della civiltà delle ville venete e della tradizione rurale del territorio padovano. Ancora oggi gli ambienti interni ed esterni si preservano pressoché integri e contribuiscono a raccontare l’affascinante passato della villa.

Nei terreni che oggi ospitano Villa Roberti era stato costruito nel corso del Trecento il piccolo castello dei Maccaruffo, una antica famiglia alleata con i Carraresi di Padova nella guerra per i confini contro i Veneziani. Quando nel 1405 la Serenissima sconfisse i Carraresi e pose fine alla Signoria padovana, i possedimenti dei loro sostenitori furono messi all’asta per pagare le spese di guerra di Venezia: tra questi terreni figuravano anche le terre di Brugine, che furono acquistate il 15 agosto 1422 da Antonio Roberti.

La famiglia Roberti era una famiglia di banchieri originaria di Reggio Emilia che, a partire dal Duecento, aveva iniziato ad allargare la propria influenza in Veneto, arrivando ad insediare alcuni membri della famiglia come podestà e vescovi nelle principali città della regione. Antonio Roberti comprò i terreni di Brugine e li rese il centro di una vasta azienda agricola, il cui cuore era già allora rappresentato da una “texa” in legno, nucleo originario dell’attuale Barchessa.

Tra Quattrocento e Cinquecento la famiglia Roberti si arricchì enormemente, così Girolamo Roberti decise di far costruire una nuova casa in muratura che sostituisse la precedente, ormai troppo modesta. Lo fece entro il 1553, in occasione del matrimonio del nipote Francesco con una nobildonna locale, Lucia da Rio, commissionandone progetto e realizzazione al giovane architetto Andrea da Valle, coevo di Palladio e Falconetto. Il da Valle divenne poi famoso per l’intervento a Villa dei Vescovi di Luvigliano, per il progetto della Basilica di Santa Giustina e della chiesa del Torresino a Padova.

Girolamo Roberti affidò poi l’incarico di decorare la villa ad un gruppo di giovani artisti veronesi, i cui membri principali erano Giambattista Zelotti, Paolo Veronese ed Antonio Fasolo, i quali iniziavano proprio in quegli anni ad ottenere importanti commissioni come il soffitto di Palazzo Ducale a Venezia, la celebre Villa Emo a Fanzolo (TV) e il Castello del Catajo di Battaglia Terme (PD). L’intervento a Brugine di Paolo Veronese, a lungo dibattuto, secondo lo storico dell’arte Federico Zeri, è evidente particolarmente nei personaggi che adornano le sovrapporte del salone, di pregevole fattura e inseriti in schemi compositivi ricorrenti nella produzione del Veronese.

Il risultato della collaborazione dei tre artisti fu pregevole, una villa riccamente decorata sia negli ambienti interni del Piano Nobile che in tutte le pareti esterne dell’edificio.
Ancora oggi uno dei motivi principali per cui Villa Roberti è famosa è rappresentato proprio dagli affreschi del Salone, che tuttora si manifestano nella loro straordinaria bellezza: grazie a loro, la villa è ricordata in numerose guide e libri di storia dell’arte quale pregevole e raro esempio in provincia di Padova della pittura a fresco in una villa veneta del Cinquecento.

In parallelo alla costruzione della villa, iniziava a prendere forma l’enorme azienda agricola dei Roberti: già nel Cinquecento i terreni di proprietà della villa superavano i trecento campi, arrivando fino alla Laguna di Venezia; e anche entro i cinque ettari del Brolo molti erano gli spazi destinati esclusivamente al lavoro. Il granaio, la grande aia, la stalla, la porcilaia e il pollaio, ma anche il forno per il pane, l’orto delle erbe aromatiche, la serra, la peschiera e il boschetto degli alberi da frutto: tutti ambienti che ancora sopravvivono e testimoniano di un passato mai del tutto passato.

Molte furono le famiglie che, dopo l’estinzione dei Roberti nel 1638, acquisirono le proprietà della villa: i Frigimelica la ereditarono per matrimonio e con l’aggiunta di stucchi bianchi e color pastello la trasformarono in un elegante palazzo settecentesco; poi il complesso passò prima ad Alvise Selvatico ed in seguito alla famiglia De Lazara – Brusantini, a Stefano Breda, ai Salom e ai Treves de Bonfili, che si prodigarono per la realizzazione di uno splendido giardino all’inglese, del quale possiamo intuire la bellezza nel prezioso Giardino delle Rose.

L’Ente Ville Venete acquistò Villa Roberti nel 1964, salvo poi alienare nuovamente il bene dieci anni più tardi in favore di Giampiero Bozzolato, l’ultimo proprietario. Il Professore rese la villa un hub culturale di altissimo livello, con la creazione del Centro Internazionale di Storia dello Spazio e del Tempo, al quale collaboravano le massime personalità del mondo umanistico e scientifico italiano e straniero come Federico Zeri, Ludovico Geymonat, Jacques Le Goff e William Shea, ed i premi Nobel Carlo Rubbia, Riccardo Giacconi, Ilya Prigogine.

Oggi Villa Roberti è tornata ad essere un punto di riferimento non solo per il panorama culturale, al quale contribuisce con una ricca rassegna di concerti, spettacoli teatrali e presentazioni di libri e di autori, ma anche per il territorio circostante, che proprio a partire dalla villa può essere esplorato, scoperto e… amato.